10M – Mobbing sul lavoro: stress lavorativo o mobbing?

Sentenza del Tribunale di Napoli pubbl. giugno 2024 – 10M

Introduzione al fenomeno del mobbing lavorativo

Mobbing lavoro: stress o mobbing? Il mobbing rappresenta una delle forme più insidiose di violenza psicologica negli ambienti di lavoro. La recente Sentenza Tribunale di Napoli 06/2024 offre un’analisi approfondita di questa problematica, fornendo importanti chiarimenti sui requisiti necessari per il riconoscimento della malattia professionale derivante da condotte vessatorie di mobbing.

Definizione giuridica del mobbing

Elementi costitutivi del fenomeno

Il mobbing deriva dall’etologia e indica le condotte minacciose del branco verso un individuo. Nel diritto del lavoro, si configura come una serie di atti vessatori protratti nel tempo. La giurisprudenza ha individuato sei fasi progressive del fenomeno persecutorio.

Le sei fasi del mobbing

La sentenza del Tribunale di Napoli descrive dettagliatamente le fasi attraverso cui si sviluppa il mobbing:

Prima fase: conflitto mirato dove si attribuiscono a un singolo individuo le colpe per errori dell’intera organizzazione.

Seconda fase: creazione di nuovi pretesti per isolare la vittima dall’ambiente lavorativo.

Terza fase: manifestazione dei primi segni di cedimento psicofisico con problemi psicosomatici.

Quarta fase: conoscenza del caso da parte dell’intera organizzazione aziendale.

Quinta fase: intervento autoritativo del preposto con minacce di sanzioni disciplinari.

Sesta fase: uscita della vittima dall’ambiente lavorativo per prepensionamento, licenziamento o dimissioni.

Tutela assicurativa INAIL per il mobbing

Principi generali della copertura

La Cassazione Civile, ordinanza n. 8948 del 2020 ha chiarito che “la tutela assicurativa si applica anche al mobbing, ovvero ad ogni forma di tecnopatia di natura fisica o psichica, che sia conseguenza dell’attività lavorativa svolta”.

Rischio specifico e improprio

L’assicurazione INAIL copre non solo il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche quello specifico improprio. Quest’ultimo non è strettamente insito nell’atto materiale della prestazione ma risulta collegato con la prestazione stessa.

Normativa di riferimento

L’articolo 2087 del Codice civile stabilisce l’obbligo dell’imprenditore di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Analisi della vicenda processuale

I fatti del caso

La ricorrente, comandante di polizia municipale, lamentava di aver subito mobbing in un contesto caratterizzato da indagini giudiziarie. Assumeva che le condizioni stressanti avessero causato gravi patologie psicosomatiche, culminate in un ricovero per angina instabile.

Le richieste della ricorrente

La lavoratrice chiedeva:

– Accertamento del demansionamento e mobbing

– Riconoscimento di malattia professionale per grave sindrome psicosomatica

– Condanna dell’INAIL alla corresponsione di rendita vitalizia

– Risarcimento di tutti i danni subiti

Eccezioni dell’INAIL

L’Istituto eccepiva l’inammissibilità del ricorso sostenendo che solo le malattie originate dallo svolgimento dell’attività lavorativa potevano essere indennizzate. Nel caso specifico, il danno derivava dal comportamento persecutorio del datore di lavoro.

Decisione del Tribunale

Superamento dell’eccezione di inammissibilità

Il Tribunale ha superato l’eccezione dell’INAIL richiamando l’orientamento consolidato della Suprema Corte. La tutela assicurativa si estende a ogni forma di tecnopatia conseguente all’attività lavorativa.

Valutazione degli elementi costitutivi

Il giudice ha analizzato sistematicamente le sei fasi del mobbing, concludendo che nessuna risultava integrata nel caso concreto:

Mancanza di aggressioni sistematiche: non emergeva che qualcuno avesse mai aggredito la ricorrente con ogni pretesto.

Assenza di pretesti continui: si riscontrava un clima di rigore dovuto alle indagini in corso, non pretesti per vessare la ricorrente.

Carenza di cedimenti psicofisici provati: non era dimostrato il nesso causale tra lo stress e il malore in un giorno specificato.

Esclusione del demansionamento

Il Tribunale ha escluso anche la sussistenza del demansionamento per mancanza di:


– Individuazione delle categorie contrattuali di riferimento

– Prova dell’assegnazione a mansioni inferiori

– Dimostrazione della dequalificazione professionale

Principi giuridici consolidati

Onere probatorio del lavoratore

Secondo la giurisprudenza consolidata, il lavoratore deve provare:

– Esistenza del danno alla salute

– Nocività dell’ambiente di lavoro

– Nesso causale tra ambiente nocivo e danno

– Mancata adozione di misure di sicurezza specifiche

Onere probatorio del datore di lavoro

Il datore di lavoro deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno.

Distinzione tra mobbing e demansionamento

La Cassazione Civile n. 1971 del 2008 ha chiarito che il danno da dequalificazione professionale e quello da mobbing richiedono separata prova. La dequalificazione non dimostra automaticamente una volontà vessatoria.

Evoluzione giurisprudenziale recente

Ampliamento della tutela INAIL

La giurisprudenza più recente ha ampliato la tutela assicurativa. La Corte d’Appello di Milano, sentenza n. 46 del 2025 ha riconosciuto l’indennizzabilità delle malattie psichiche derivanti da molestie sessuali nell’ambiente di lavoro.

Costrittività organizzativa

Il Tribunale di Tivoli, sentenza n. 1470 del 2024 ha riconosciuto l’indennizzabilità del demansionamento sistematico come forma di costrittività organizzativa, anche senza intento persecutorio.

Soglia minima per l’indennizzo

Il Tribunale di Varese, sentenza n. 127 del 2024 ha confermato che l’indennizzo INAIL per danno biologico richiede una menomazione pari o superiore al 6%.

Aspetti processuali rilevanti

Tentativo di conciliazione

La procedura prevede il tentativo obbligatorio di conciliazione tra le parti prima della decisione giudiziale.

Modalità di svolgimento dell’udienza

Il caso è stato deciso con le modalità dell’articolo 127-ter del Codice di procedura civile, mediante deposito di note scritte.

Prova testimoniale

L’istruttoria ha incluso l’escussione di testimoni per accertare i fatti dedotti dalla ricorrente.

Questioni medico-legali

Consulenza tecnica d’ufficio

Nei casi di malattia professionale è frequente la nomina di un consulente tecnico d’ufficio per valutare:

– Esistenza della patologia

– Nesso causale con l’attività lavorativa

– Grado di menomazione dell’integrità psico-fisica

Criteri di valutazione del danno biologico

La quantificazione del danno biologico segue criteri medico-legali standardizzati, considerando:


– Gravità della patologia

– Incidenza sulla capacità lavorativa

– Permanenza o temporaneità degli effetti

Responsabilità civile del datore di lavoro

Articolo 2087 del Codice civile

L’obbligo di sicurezza del datore di lavoro non configura responsabilità oggettiva. La Cassazione Civile, ordinanza n. 31372 del 2025 ha ribadito che occorre la prova della violazione di specifici obblighi di comportamento.

Rapporto con l’indennizzo INAIL

Il riconoscimento di una malattia professionale da parte dell’INAIL non implica automaticamente la responsabilità civile del datore di lavoro. I due sistemi hanno finalità diverse:
– INAIL: tutela sociale automatica

– Responsabilità civile: risarcimento per inadempimento

 

Bossing e altre forme di vessazione

Definizione di bossing

Il bossing rappresenta una strategia aziendale di eliminazione di personale indesiderato. A differenza del mobbing, ha origine razionale e viene perseguito con lucidità.

Straining

Lo straining si configura con comportamenti stressogeni anche senza la pluralità di azioni vessatorie tipica del mobbing.

Soccombenza e spese processuali

Rigetto del ricorso

Il Tribunale di Napoli ha rigettato integralmente il ricorso per:

– Mancata dimostrazione degli elementi costitutivi del mobbing

– Assenza di prova del demansionamento

– Carenza del nesso causale tra condotte datoriali e patologia

Compensazione delle spese

Le spese di lite sono state compensate per giusti motivi, considerando la complessità della materia e la buona fede processuale delle parti.

Massima giurisprudenziale

In tema di mobbing lavorativo e malattia professionale, la tutela assicurativa INAIL si applica a ogni forma di tecnopatia fisica o psichica conseguente all’attività lavorativa, rilevando non solo il rischio specifico proprio della lavorazione ma anche quello specifico improprio collegato con la prestazione. L’accertamento del danno da mobbing richiede una valutazione unitaria degli episodi denunciati che devono assumere caratteristiche di persecuzione per sistematicità e durata nel tempo.

Demansionamento

Il demansionamento non costituisce di per sé dimostrazione di volontà vessatoria, richiedendo separata prova del danno da dequalificazione professionale. Ai fini della responsabilità ex articolo 2087 codice civile, il lavoratore deve provare l’esistenza del danno, la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale, mentre il datore di lavoro deve dimostrare l’adozione di tutte le cautele necessarie.

Conclusioni

La sentenza del Tribunale di Napoli rappresenta un importante contributo alla definizione dei confini del mobbing lavorativo. Pur confermando l’estensione della tutela INAIL alle tecnopatìe psichiche, ribadisce la necessità di una rigorosa valutazione probatoria degli elementi costitutivi del fenomeno persecutorio.

Stress lavorativo o mobbing?

La decisione evidenzia l’importanza di distinguere tra situazioni di stress lavorativo fisiologico e vere condotte mobbizzanti, richiedendo una dimostrazione puntuale della sistematicità e dell’intento vessatorio delle condotte denunciate.