La vicenda raccontata in queste pagine è liberamente ispirata alla sentenza della Corte di cassazione, sezione lavoro, n. 22621 del 2 luglio 2026. I personaggi, i nomi e i dialoghi sono di pura invenzione e hanno un intento esclusivamente divulgativo: servono a rendere più chiari e accessibili i principi affermati dalla Corte, non a ricostruire fatti reali né a identificare persone o aziende. Ogni riferimento a situazioni concrete è puramente casuale. Per l’esame del caso specifico resta sempre necessario il confronto con un professionista e la lettura integrale del provvedimento.
Sala d’attesa di uno studio. Paolo ha appena letto una notizia e ne parla, entusiasta, con Chiara. Poco distante, un avvocato del lavoro ascolta e interviene.
Paolo: Hai letto? La Cassazione ha reintegrato un dipendente licenziato perché il medico non l’aveva trovato a casa durante la malattia. Alla fine è chiaro: se ti licenziano, tanto poi torni sempre al tuo posto.
Chiara: Mah, a me sembra troppo comodo. Se fosse davvero così, nessuno perderebbe mai la causa.
Avvocato: Chiara ha ragione a diffidare. Parliamo pure di quella decisione, la sentenza n. 22621 del 2 luglio 2026 della Corte di cassazione, sezione lavoro. Ma il messaggio “si vince sempre” è sbagliato e pure pericoloso.
È vero che se il verbale del medico è scritto male vinco sempre?
Paolo: Però in quel caso ha vinto il lavoratore. Perché?
Avvocato: Per una combinazione di circostanze fortunate, non per una regola generale. I verbali riportavano diciture ambigue, del tipo “sconosciuto/irreperibile all’indirizzo“, che potevano voler dire due cose opposte: assente il lavoratore, oppure non trovato l’indirizzo. A ciò si aggiungeva un’annotazione anomala e, soprattutto, il fatto che in date vicine altri controlli erano andati a buon fine. Da qui il dubbio che ha portato all’annullamento del licenziamento. Se i controlli fossero stati documentati con precisione, quel dubbio non ci sarebbe stato.
Chiara: Quindi è stata la cattiva documentazione a salvarlo.
Avvocato: Esatto. Ed è l’ultima cosa su cui costruirei una difesa: sperare che l’altra parte sbagli.
Quando l’assenza alla visita fiscale porta davvero al licenziamento?
Paolo: Allora in quali casi si perde davvero?
Avvocato: Quando l’irreperibilità è chiara e provata, e la condotta è grave. Ricorda le fasce di reperibilità per i dipendenti privati: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, ogni giorno, festivi compresi. Se in quelle finestre risulti assente in modo inequivocabile, senza una giustificazione valida, e magari ripetutamente, il licenziamento può reggere. La sentenza non ha affatto abolito l’obbligo di reperibilità: ha solo detto che, quando il fatto non è provato, non si può licenziare.
Cosa cambia se le assenze sono ripetute o c’è recidiva?
Avvocato: Cambia molto. Un singolo episodio isolato, spiegabile, di solito non giustifica l’espulsione: è il principio di proporzionalità. Ma la recidiva sposta l’equilibrio. Assenze reiterate, o un lavoratore già sanzionato in passato per gli stessi fatti, offrono al datore argomenti ben più solidi. Nel caso deciso, tra l’altro, la recidiva non era stata nemmeno contestata: anche questo ha pesato a favore del lavoratore.
Devo per forza avvisare l’azienda se esco durante la malattia?
Chiara: E se uno deve uscire per una terapia proprio in quelle ore?
Avvocato: Deve avvisare l’azienda in anticipo, per iscritto. Molti contratti collettivi lo impongono espressamente per visite, prestazioni o accertamenti sanitari. Nella vicenda della sentenza, l’unica violazione realmente accertata era proprio questa: il lavoratore si era allontanato per una terapia senza darne preventiva comunicazione. È stata comunque considerata una mancanza da sanzione conservativa, non da licenziamento, ma resta un errore da non commettere. La comunicazione preventiva è la prima, semplice forma di tutela.
Cosa deve provare il datore di lavoro per licenziarmi?
Avvocato: Nel licenziamento disciplinare l’onere è suo: per l’art. 5 della legge n. 604/1966 deve provare il fatto posto a base del recesso, cioè l’effettiva irreperibilità. Attenzione a non confondere questo con il diritto all’indennità di malattia verso l’INPS, dove invece è il lavoratore a dover dimostrare la propria diligenza: sono due piani distinti. Ma se il datore porta prove chiare e la condotta è grave, quell’onere lo assolve, e allora il licenziamento può essere legittimo.
Cosa insegna davvero la sentenza n. 22621 del 2026?
Avvocato: Tre lezioni concrete. Primo: il verbale del medico è un atto pubblico, ma fa piena prova solo dei fatti che il pubblico ufficiale ha visto o compiuto, non delle sue valutazioni; perciò se ne può contestare l’interpretazione senza querela di falso. Secondo: quando il contratto collettivo prevede per una certa mancanza solo una sanzione conservativa, il giudice non può trasformarla in licenziamento; e in tal caso scatta la reintegrazione tipica del licenziamento illegittimo, ai sensi dell’art. 18, comma 4, dello Statuto dei lavoratori. Terzo, ed è la lettura più onesta: quel lavoratore ha vinto anche grazie a controlli documentati in modo confuso. La regola vera è un’altra: rispetta le fasce, comunica in anticipo, conserva le prove.
Paolo: Quindi non è affatto un lasciapassare.
Avvocato: Per niente. È un buon precedente per chi ha subito un’accusa fondata su prove deboli, non una garanzia per chi ignora le regole.
Cosa fare subito se ricevo una contestazione dopo una visita di controllo?
Avvocato: Rispondi sempre per iscritto alla contestazione disciplinare, nei termini indicati, spiegando dov’eri e allegando ogni prova utile; non lasciar correre. Fai leggere lettera e verbale a un professionista, parola per parola, perché è lì che spesso si nasconde il dettaglio decisivo. E muoviti in fretta, perché i tempi per impugnare un eventuale licenziamento sono stretti. Chi vuole approfondire rischi e conseguenze delle assenze alle visite di controllo trova un quadro chiaro su il blog dei professionisti.
Chiara: In fondo la morale è semplice: non contare sulla fortuna.
Avvocato: Esatto. Un verbale scritto male ogni tanto salva qualcuno, ma è l’eccezione. La difesa più solida resta conoscere i propri obblighi e documentare tutto, prima ancora che arrivi la contestazione.